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Il mondo del cinema, del teatro e della televisione piange la morte di Antonello Fassari. L’attore si è spento a 72 anni. Era malato da tempo. In particolare era stato colpito dall’angina pectoris, un dolore toracico connesso alla scarsa ossigenazione del cuore. Negli anni scorsi aveva anche sofferto di ansia e depressione, come lui stesso aveva raccontato pubblicamente. Claudio Amendola, suo amico e collega di set nella popolare serie tv I Cesaroni, ha dichiarato all’Ansa di essere distrutto dal dolore. Inoltre ha spiegato che le condizioni di Fassari sono precipitate circa un mese fa.

“Sarai per sempre mio fratello“, va ripetendo Amendola che ha aggiunto che la nuova serie de I Cesaroni sarà dedicata proprio al compianto Fassari. E ancora: “Ci era nota la malattia bastar*a che lo aveva colpito, ma non eravamo preparati alla notizia. Per me è un pezzo di vita che va via, è dura anche parlare, mi aspetto che stia borbottando da qualche parte lassù”. Amendola ha inoltre ricordato che Fassari era con lui nel suo primo film da regista, vale a dire ‘La mossa del pinguino’. “Vuoi gli amici veri intorno in quei momenti lì”, ha sottolineato l’interprete romano.

Claudio Amendola parla dei ragazzi sul set de I Cesaroni: “Sono dilaniati”

Amendola è provatissimo. Infatti, sempre ai microfoni dell’Ansa, ha detto di far fatica a parlare in quanto Fassari è stato a tutti gli effetti “un fratello, un pezzo di vita”. Spazio poi alle rivelazioni sull’ultimo periodo vissuto dal 72enne: “Le sue condizioni sono precipitate nell’ultimo mese, sul set lo aspettavamo. In cuor nostro sapevamo, per via della malattia, che la serie gli sarebbe stata dedicata ma lo aspettavamo qua al suo posto”.

Ne I Cesaroni Antonello vestiva i panni dell‘oste Cesare alla Garbatella. Amendola ha riferito che tutti i ragazzi impegnati in questo momento sul set della serie tv “sono dilaniati”, perché “perdono il vecchio zio Cesare” che “si è fatto amare da tante generazioni”.

La produttrice de I Cesaroni Verdiana Bixio: “Siamo increduli”

A commentare il decesso dell’amato attore è stata anche Verdiana Bixio, ossia colei che sta producendo I Cesaroni – Il ritorno, una coproduzione Publispei- RTI. “Siamo frastornati, increduli, addolorati per la scomparsa di Antonello Fassari, un grande attore, l’oste Cesare e un caro amico – ha spiegato la donna – Stava male, sapevamo che era un problema importante di salute ma non eravamo preparati. Era un grande amico personale della Publispei e lo aspettavamo sul set sperando che ce l’avrebbe fatta, la notizia della sua morte ci dilania tutti”.

Antonello Fassari e la malattia: cos’è l’angina pectoris

Antonello Fassari combatteva da tempo contro importanti problemi di salute. Stava lottando contro l’angina pectoris, un dolore toracico legato alla scarsa ossigenazione del cuore. In una delle sue ultime interviste aveva dichiarato a proposito della malattia: “Mi sentivo divorato dentro”. Inoltre, lo scorso anno, ospite a ‘La volta buona’, programma di Rai Uno condotto da Caterina Balivo, aveva narrato di aver sofferto per un lungo periodo di ansia e depressione.

Nella trasmissione aveva anche spiegato che l’angina pectoris gli stava provocando parecchi problemi: “Stavo male, non riuscivo a fare le cose di tutti i giorni, sentivo come una carpa dentro, qualcosa che mi mordeva. Ero divorato dalle ansie. Però fortunatamente le cure mediche e le attenzioni di persone preparate mi hanno salvato la vita”.

L’angina pectoris è un dolore al petto innescato da un’insufficiente ossigenazione del muscolo cardiaco. Praticamente, si verifica quando al cuore giunge meno sangue del necessario. Non di rado provoca un restringimento delle arterie coronarie. Il sintomo più diffuso tra coloro che hanno a che fare con la malattia è la sensazione di oppressione o bruciore al torace, che può trasmettersi a spalle, braccia, collo o mandibola.

Mirko Vitali

Nato in una città del Nord, un paio di lauree umanistiche e un master in critica dello spettacolo. Si diletta a scrivere di televisione e dell'infernale mondo del gossip del Bel Paese (è convinto che qualcuno dovrà pur farlo questo ingrato mestiere di spifferare i fattacci altrui).

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